La Filosofia

Perché si scrive un libro, si costruisce un monumento, si restaura un palazzo, perché si dipinge un quadro, perché in definitiva si fa qualcosa di diverso o di poco attinente dal nostro quotidiano? Si fa tutto questo o ognuna di queste cose per sé, per gli altri o meglio per un pubblico, o per conquistarsi una fetta di eternità? Abbandonati disegni faraonici di conquista di spazi eterni nel ricordo collettivo e abbandonati sogni di gloria, di una gloria effimera e fallace, abbandonata l’idea di imporsi agli altri per conquistare consensi o per farsi apprezzare, non resta altro che pensare che tutto questo si fa, si fa solo per una personale soddisfazione, personale appagamento di un desiderio, bisogno di dire in un modo o in un altro qualcosa. E questo è valso sicuramente per noi.

Acquistata una fetta di un palazzo gentilizio lucerino, appartenuto fin dalla fine del 1400 ai D’Auria, e poi passato nei secoli successivi ai Secondo, ai Marotta, ai Folliero e oggetto di numerosi rifacimenti e restauri, si pensò a un suo razionale utilizzo. Il palazzo fu acquistato ormai molti anni fa, quando le case del centro storico di Lucera dicevano poco o niente a gran parte dei cittadini, anzi erano guardate con molta sufficienza. Fu così iniziato un lungo restauro, che gli architetti con parola difficile direbbero filologico, che rispettano gli ambienti, i materiali, la struttura, le caratteristiche e soprattutto la leggibilità architettonica complessiva del palazzo, nella divisione degli spazi e delle varie sue parti, garantendo tutte le risorse che le moderne tecnologiche ci offrono. Il piano nobile del palazzo con le sue volte a scodella, che furono dipinte a tempera alla fine del diciannovesimo secolo per volontà di Vincenzo Folliero, un avvocato lucerino molto attento alle patrie memorie, sono state brillantemente recuperate da una fine impietosa. Questo palazzo doveva però rivivere nelle nostre intenzioni una rinnovata vita di splendore e di fulgore. Occorreva farlo diventare quindi un luogo in cui si raccontasse l’enogastronomia locale, un contenitore culturale, una sede di incontri, di mostre e di eventi, occorreva che al suo interno si sentisse quel poco e quel tanto che il passato e il presente possono ancora dire nel mondo dell’arte, della cultura e della cucina lucerina e non solo.

Perché si è fatto tutto questo? Per divertirci e per divertire, per sentirci amici e per capire insieme che c’è sempre qualcosa che si può esaltare e che ci aiuta a uscire dal guado dell’indifferenza.

Famiglia Trincucci