Cucinare è un atto politico.
Lo è la parmigiana di mia nonna, fatta solo in agosto, periodo delle melanzane di stagione. Può esserlo l’evitare di comprare creme fosforescenti spacciate per pappe per bambini.
Questo è l’incipit della Parmigiana e la Rivoluzione, l’ultimo appuntamento di questa edizione del Festival.
Sul palco-palmento si mescoleranno cucina salentina, musica, racconto popolare e immagini, tra il teatro contemporaneo, le favole di un vecchio cantastorie e le disavventure di un cuoco maldestro.
Donpasta non cucina mai piatti fuori stagione! Contrario al “fast food” e agli OGM, denuncia le nuove forme di caporalato e rivendica il cibo come frutto di commistioni meticce… come pasta e sarde.
Come John Belushi, donpasta è in missione per conto delle nonne.
Dj dalla buona forchetta e dalla festa assai facile, ha deciso di scrivere il suo Manifesto per una cucina militante dopo aver scoperto che l’Ilva, oltre ad aver ucciso gente, aveva avvelenato di diossina le cozze di Taranto, le migliori al mondo, che la massaia di fiducia non poteva più vendere le sue ricotte fatte bollire in casa tra pecore e bimbi che corrono e che nelle scuole non si potevano più portare i dolci fatti in casa per il compleanno dei figli.
Dopo il successo di critica e pubblico dei suoi due precedenti libri e dopo aver girato il mondo intero con il suo spettacolo omonimo, donpasta ritorna a scrivere di cibo.
Il suo è un omaggio alla cucina popolare, che è democratica, creativa, sana, ambientalista, festaiola, meticcia, tollerante, antitetica alla cucina dei cuochi VIP e di quella di plastica delle TV.
Il rock’n’roll e le cucine delle nonne, i Rolling Stones e la porchetta, le fritture e i vinili, sono i suoi ingredienti indispensabili per far festa, per proteggersi facendo comunità, per resistere al cattivo mangiare e alle aberrazioni del mondo del cibo.
Lo si è fatto da sempre. Sarebbe sufficiente leggere gran parte degli arrivi di Ulisse in terra straniera, per accorgersi che le braci di agnello, la lira, il cantastorie e il vino erano li per accoglierlo.
Per questo, donpasta è arrivato alla conclusione che a tavola, la forchetta, va sempre messa alla sinistra del piatto.

L’ARTISTA: DANIELE DE MICHELE DON PASTA

Donpasta è un dj, economista, appassionato di gastronomia. Per il New York Times, “uno (e per certi versi unico) dei più inventivi attivisti del cibo”. Sul palco usa vinili e pentole contemporaneamente, mixer e minipimer per frullare musica e veloutés, Una consolle, un piano da cucina, fornelli e vinili, coltelli e Technics 1200.
Il suo primo progetto, “Food sound system” è divenuto un libro, edito da Kowalski, e uno spettacolo multimediale, in tournée in giro per il mondo da ormai dieci anni. A questo ha fatto seguito nel 2009 “Wine Sound System” sempre edito da Kowalski, tradotto anche in francese dal marzo 2011. Nel febbraio 2013 è stato pubblicato il suo terzo libro: La Parmigiana e la Rivoluzione. Collabora tra gli altri con Paolo Fresu, David Riondino, Daniele di Bonaventura. Scrive regolarmente per Slow Food, Repubblica, Left Avvenimenti e collabora con Smemoranda, Alias, Fooding, l’Università del Gusto di Slow Food, CasArtusi e Cultura gastronomica. Organizza a Roma il Festival Soul Food con Terreni Fertili e a Toulouse, dove vive, l’Academie des Cuisines Metisses. Lavora attualmente sul progetto Artusi Remix con Casartusi, sulla cucina popolare italiana.